Ciao, sono Rhamely

Sono fotografa, racconto storie e persone, ma qui ti racconto di me.

Io, con mamma e sorella. Foto di papà

Sono nata sotto il segno dei Pesci e della fotografia in una città sul mare della costiera sorrentina. Prima di mio padre, mio nonno è stato fotografo in famiglia.

Quando ero piccola mamma mi ripeteva che non dovevo mai smettere di credere nelle mie potenzialità, quelle che spesso non vedevo ma che lei raccoglieva come le conchiglie sulla spiaggia per mostrarmele. Papà mi portava in giro in auto a guardare i tramonti e sognare, insegnandomi a racchiudere i ricordi in uno sguardo e in uno scatto.

Insieme mi hanno incitato nella creatività quotidiana, del gioco e poi della vita. Insieme mi hanno insegnato la pazienza dell’attesa. Insieme e a fatica hanno supportato le mie scelte.

Ho ereditato da mamma la forza, la caparbietà, la creatività, il bisogno di stare con gli altri.

Ho ereditato da papà la sensibilità, la timidezza, il sorriso, il bisogno di starmene da sola.

Il mio più grande fotografo è sempre stato di fianco a me, mi ha mostrato la strada di quello che sarebbe stato il mio futuro, la mia professione.

Il segreto della mia fotografia l’ho capito guardando le foto della mia famiglia: l’amore con cui mio padre guardava il mondo, l’amore con cui guardava me crescere e supportava mia madre nella loro vita insieme. L’amore per la vita.

La cura e l’attenzione con cui racconto le mie storie personali è la stessa che ho per le storie che mi affidano. Credo nel fare le cose con cura e nel rispetto delle emozioni di chi mi sta di fronte per restituire ricordi autentici. 

Ho sempre considerato il ruolo del fotografo come qualcosa di molto importante: una figura discreta, sensibile, presente con il corpo e non solo con gli occhi ma con il pensiero e il cuore, un pizzico di creatività e scarpe comode ai piedi.

Ai miei genitori devo una gran parte di chi sono oggi. L’altra parte la devo a me stessa, alla mia forza, al mondo che da sola ho immaginato e perseguito. Ogni giorno un passo in più perché non si finisce mai. Noi viviamo in divenire, in continua evoluzione.

Mi sono diplomata in Pittura e Arti visive all’Accademia di Belle Arti di Napoli con il progetto fotografico “Diario Visuale”, che è stato poi in mostra a Napoli nella mia prima personale fotografica. Durante la quarantena del 2020 ho realizzato un progetto fotografico online, in cui ho incontrato italiani in tutto il mondo che mi hanno accolta nelle proprie case e raccontato le proprie storie in quarantena lasciandosi fotografare. Il progetto è diventato un libro con tutte le fotografie e le storie illustrate, per avere cura di ricordare: “C’era una volta la quarantena – Storie di bellezza e sopravvivenza”.

Credo che la fotografia sia il modo migliore che abbiamo per avere cura di ricordare, le nostre storie, le nostre emozioni, chi siamo.

Avere cura di ricordare è la mia filosofia di vita e di lavoro perché partire dalla motivazione che ci spinge e ci fa muovere è sempre un buon inizio per sapere che strada stiamo percorrendo.

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