Diario di bordo

Avere cura di ricordare: il mio perché

25 Giugno 2019

rhamely | fotografa | avere cura di ricordare | fotografia | perchè

“La fotografia è avere cura di ricordare le nostre storie” 

Avere cura di ricordare: come è nata la mia filosofia di vita e di lavoro.

Quando torno a casa, la casa della mia infanzia, quella in cui oggi vive mia madre, mi concedo sempre un momento per aprire l’archivio del cuore.

È un cassetto dell’armadio in cui abbiamo conservato nel tempo gli album dei ricordi fotografici di famiglia: mamma e papà fidanzati on the road, il viaggio di nozze, la mia nascita, quella di mia sorella, le feste di compleanno a tema con le torte fatte in case, i cugini e i parenti oggi sparsi un po’ in tutta Italia, le vacanze estive, le gite con la scuola, le gite di famiglia.

Ero una bambina tranquilla ma intraprendente, con una grande immaginazione e grandi sogni spesso detti ad alta voce. Lanciare a mare le pietre piccole era un modo per farli avverare, i sogni, una promessa con l’eterno.
Oggi, alla piccola me vorrei dire che, nonostante e grazie alle delusioni, molti di quei sogni lanciati al mare si sono realizzati, che sono grata per il modo fantasioso e poi fantastico con cui ho sempre guardato le cose e che sono fiera di me stessa per non aver mollato, per tutto l’impegno e la tenacia che ho messo nel crederci crescendo.

Sono una nostalgica romantica, mi piacciono le emozioni, mi piacciono le sensazioni autentiche, mi piace viverle e poi ricordarle. Non vivo nel passato, ma lo ricordo, perché noi siamo le nostre radici lunghe chilometri che ci portiamo in giro.
Ogni volta che riguardo le foto degli anni passati, sono grata di poter guardare la mia memoria. E per questo ringrazio la premura che hanno sempre avuto i miei genitori nel racchiudere le emozioni in ricordi. La stessa premura che poi hanno trasmesso a me, nel vivere e guardare le cose. Qui, ho scritto di come ho capito qual’è l’ingrediente segreto della mia fotografia.

La cura e l’attenzione con cui racconto le storie che mi affidano è la stessa che ho per le mie storie personali. Ho sempre considerato il ruolo del fotografo come qualcosa di molto importante: una figura discreta, osservatrice, presente con il corpo, il pensiero e il cuore (un pizzico di pazzia e scarpe comode ai piedi, aggiungo)

Ai miei genitori, devo una gran parte di chi sono oggi. L’altra parte la devo a me stessa, al mondo che da sola ho immaginato e perseguito e che, non sempre con aiuto, sto raggiungendo. Sì, perché non si finisce mai, mai. Noi viviamo in divenire.

Mi rendo conto di quanto sia difficoltosa la strada che percorro per raggiungere i miei obiettivi, la stessa strada che ho voluto far coincidere con quella dei miei sogni. Ho imparato che bisogna avere con sé i bagagli giusti, né troppo ingombranti, né  troppo superflui, né troppo superficiali. Mettere insieme tutti gli elementi è come creare una pozione magica nella quale tutti gli ingredienti devono stare bene insieme e nelle giuste dosi. Ed è arduo, non mi stanco di dirlo ma non mi stanco neanche di provarci, perché ogni volta ci riesco meglio, fino a che ci riuscirò del tutto.

Partire dal perché, dalla motivazione che ci spinge e ci fa muovere, è sempre un buon inizio per sapere che strada stiamo percorrendo. Per questo la mia filosofia è avere cura di ricordare, le nostre storie, le nostre emozioni, chi siamo.