Diario di bordo

Il backstage di Birthland (a love story)

17 Gen 2019
Una storia d’amore è qualcosa di personale, forse banale ma mai uguale a un’altra, può avvenire in diversi luoghi e in un luogo soltanto. Il mio posto, la mia storia d’amore è Birthland. Prendo un’ immagine, più immagini, prendo un ricordo, più ricordi, prendo le parole, tante e la musica, quella giusta. Ne faccio un film, perché tutto il resto non basta.

 

Birthland, a love story – Monologo interiore

Così, oggi ho spento il computer, ho chiuso la porta e sono uscita. Ed era tempo che non prendevo tempo di uscire e perdermi per ritrovarmi a specchiarmi nella luce e confondere le mie scarpe in questa sabbia nera. Rena nera. Conchiglie in tasca e polvere negli occhi.

Bisogna essere roccia in questa folle vita, bisogna allenare il cuore per farlo funzionare. Sempre l’amore che salva e ammazza, che annega e perdona. Sempre l’amore che voglio e che voglio essere.

Lo so che devo imparare a bastarmi ma vi porto sempre tutti con me, vi amerò per sempre.

E mentre resto ferma qui scappo via, tra i ricordi che mi porto dentro come il vento, con i granelli di sabbia che mi vanno negli occhi e non piango.

E ogni onda è un anno in più, un appuntamento mancato, un ricordo che sorride e uno che non sa sorridere più, un paese lontano e una casa che mi aspetta.

Penso alla nostalgia dei tempi mai vissuti, ai treni soppressi, alle ore in stazione fermi ad aspettare e ai ritardi che salvano. Penso alle estati in vacanza al mare con i miei genitori, ai pomeriggi caldi sui letti bianchi con le lenzuola di cotone a casa della nonna mentre lei recitava il rosario facendosi aria con il ventaglio, le gare in bicicletta e le ginocchia sanguinanti dopo una caduta.

Penso a mamma e le sue collane colorate, io e mia sorella da piccole, distese in macchina a guardare il cielo e a tutte le volte che attraversando la strada le stringevo la mano. Penso al pane che faceva la nonna, al mio vestito a fiori preferito che ho strappato saltando sul letto. Penso a mio nonno che guardava l’Opera in TV e poi cantava sotto la doccia, penso al rumore della macchina da scrivere quando giocavo nell’ufficio di papà.

Penso all’infinito che provo quando guardo il mare,  penso a quando ti guardo negli occhi e mi passa davanti tutta la vita che ancora non ho vissuto e mi sembra di ricordare anche la tua infanzia per te.

Penso alle lacrime nei cuscini, ai troppi caffè che non fanno dormire, all’ansia di un nuovo taglio di capelli, all’odore dei fiori al cimitero, alla pasta al forno con le polpette e il sugo della domenica, all’emozione del primo bagno dell’anno, l’arrivo dell’estate.

Penso alla polvere sui libri nelle librerie, alle poesie lette ad alta voce nel letto dopo aver fatto l’amore, al tuo respiro che cambia quando ti addormenti, alle conchiglie che non smetto di raccogliere sulla spiaggia.

Penso alle foto dell’infanzia, alla nostalgia dei tempi mai vissuti e a quella dei tempi che ho vissuto, alle cose che non smetto e non smetteranno mai di essere.

Ho bisogno di fermarmi per raccogliere tutto questo.
Ho bisogno di camminare per non perdermi nel resto.

Che niente resta e tutto va, che tutto va e tutto resta, poi.
E anche noi.

Di tutti i pomeriggi al mare, per tutte le polaroid che non abbiamo scattato.  C’è di mezzo il mare nelle cose che mancano. La mia vita senza te, così lunga, così piena di parole e di suoni. Mi sono mancati i tuoi silenzi, i nostri tocchi delicati di pensieri che si scontrano, la punta della tua lingua sulle mie parole.

Mi guardavi, mi dicevi sono felice con te. E io sorridevo e ti prendevo il viso tra le mani e ti baciavo con gli occhi aperti. Ti ricordi quando credevi di poter essere un giorno una farfalla capace di volare lontano? Quella è la leggerezza. Così, te lo scrissi:

“È così che fai, mi prendi negli occhi e mi porti lontano, ma non lontano, mi porti a casa, che casa sono io. Mi prendi per mano e mi porti in me. Avere nuovi occhi e il cuore lo stesso, consegnami al vento dove appartengo, come la musica, la musica quando ti prende e prendimi, ma portami via ma in me/ ovunque io, tu canta come il vento. Balliamo adesso prima che sia troppo tardi, ovunque qui/ altrove qui. Arriva il vento, arriva, tienimi la mano ma guardami da lontano, guarda tutto di me che non ho vergogna, non ho paura dei tuoi occhi, tu guardami tutta da lontano, da vicino prendimi e baciami come fa il vento fammi tua, come fa il vento.”

Il video completo puoi guardarlo qui

 

Ringraziamenti

La mia città d’origine, Torre Annunziata, è stata la location del video: il mio mare, la mia sabbia, così lontane dal luogo in cui vivo ma sempre con me in un pensiero felice. Giorgio Dal Monte, ancora un volta, è stato il musicista perfetto per la colonna sonora del mio stato d’animo di questo racconto. Grazie all’aiuto di mia sorella, che mi supportato nella realizzazione delle riprese e ha scattato foto del backstage. La modella del mio cuore è Marilena, amica prima di tutto.

 

Video finalista agli Audience Awards, 2019 Love Short Film Festival

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