Diario di bordo

Ispirazione, da dove raccoglierla e farla propria

2 Marzo 2020

“Non è dove prendi le cose ma dove le porti” – Jean-Luc Godard

Quello che ci ispira è qualcosa che ci provoca emozioni, che ci fa sentire motivati, alla grande, che ci migliora.

Questa ispirazione la prendiamo e la riversiamo nelle nostre cose, nei progetti personali, nel nostro lavoro.

Ecco perché avere immaginari d’ispirazione è importante. Chiedersi che cosa ci ispira è necessario per comprendere aspetti di noi stessi ma anche della nostra professione.

Sulla fotografia

Il ruolo di mio padre nel mio scegliere di fare la fotografa di professione è stato fondamentale.

A lui devo la passione ma soprattutto il modo di guardare alla fotografia come un atto d’amore. Quando ero piccola, papà mi portava in giro in auto a guardare i tramonti e sognare, insegnandomi a racchiudere i ricordi in uno sguardo e in uno scatto.

Per questo il suo nome sarà in cima a ogni lista di fotografi famosi che mi ispirano. Il mio più grande fotografo è sempre stato di fianco a me, mi ha mostrato la strada di quello che sarebbe stato il mio futuro.

Ma le mie visuali d’ispirazione hanno anche altri ingredienti. Sì, sono una fotografa, ma non per questo mi ispirano solo fotografi famosi.

Immagini, libri, video

Osserviamo per assecondare il bisogno continuo di ispirazione.

Amo sfogliare e collezionare i libri di fotografia, i magazine di moda, le riviste di interior design, le immagini pubblicitarie dei brand famosi e meno famosi. Conservo gelosamente i libri di storia dell’arte del liceo e dell’Accademia di belle arti. E quando viaggio in una nuova città mi piace comperare una cartina geografica del posto e scrivere e spedire cartoline.

Mi piace guardare gli album fotografici della mia famiglia con le foto dei parenti sconosciuti (alcune risalgono al 1890).

Mi incuriosisce la sensazione che provo nel guardare le fotografie di sconosciuti in vendita alle bancarelle vintage, soprattutto se hanno una dedica sul retro. La passione per le dediche e le lettere probabilmente ha origine dalle cartoline che mia madre collezionava nei suoi viaggi da ragazza o dalle lettere che la nonna e il nonno si scrivevano quando lui lavorava lontano da casa.

I libri di storia dell’arte, i libri di fotografie, hanno tutti una cosa in comune, una sensazione: ogni volta che riguardo un’opera, una fotografia, un dipinto, una scultura, scopro qualcosa che mi era sfuggito, colgo un significato nuovo, che muta come i nostri stati d’animo.

Ecco perché credo nell’importanza di osservare le immagini ascoltando le emozioni. Per questo motivo ci circondiamo di immagini, di oggetti e di rituali per ispirare il nostro quotidiano. Le moodboard visive di ispirazione infatti sono fondamentali per fare il punto su noi stessi e ci aiutano nella costruzione della comunicazione del nostro brand.

I nostri immaginari sono promemoria di bellezza, punti di domanda sulle nostre emozioni, specchio su noi stessi.

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I video sono la cosa che più mi riempie gli occhi e che in assoluto arricchisce di ispirazione i miei lavori.

Le serie tv, i video musicali, le performance artistiche, la danza e il balletto classico, i film al cinema, i filmati in VHS di quando ero bambina, i film che mi sono persa negli anni e che recupero con i miei tempi, i film che riguardo volentieri, le sfilate di moda e le pubblicità, i documentari storici, gli approfondimenti di vita di personaggi famosi, fotografi, cantanti e band musicali.

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Il valore delle parole scritte

I libri sono stati e sono la mia fonte di ispirazione e la scialuppa di salvataggio.

Sin da bambina ho collezionato, negli angoli di spazio ritagliati della mia ricercata solitudine quotidiana, quante più pagine e parole potessi. I libri sono rifugio, compagnia, evasione, emozione, viaggio, scoperta. Mi prendo cura di un libro scegliendo il suo posto in libreria, sottolineo ciò che mi è caro, metto un segno sulla parola che ha lasciato un segno in me e su cui voglio tornare, perché mi ha ispirato. Sottolineare, lasciare un segno, scrivere, è una condivisione e anche la condivisione stimola immaginari e ispirazione.

La scrittura è una passione che non mi ha mai abbandonata. Ho sempre avuto amiche di penna e ancora oggi mi piace scambiare lettere, inviare cartoline.

I miei quaderni sono anche il posto in cui prendono forma le moodboard dei miei lavori, in cui attraverso elenchi di parole faccio il punto della situazione creando immaginari e strutture.

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La musica

Vivo con una colonna sonora sempre in testa e mai senza musica. Radio, dischi, musica dal vivo e playlist.

Che mondo povero sarebbe senza musica?!

Una volta ero ferma in auto a un incrocio con una mia amica quando lei dice: “Potrei vivere in un mondo senza cioccolato ma mai senza musica!” Vero, non trascorrerei un solo giorno senza musica.

Lavorare con la playlist giusta sia durante gli shooting (a proposito, questa è la mia playlist su Spotify!), sia durante le fasi più lunghe di post produzione, ovvero quella parte di lavoro che completa il servizio fotografico prima della consegna, aiuta non solo il lavoro ma anche l’umore.

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Il mare

Sono nata al mare e adesso che vivo lontana dalla spiaggia sono diventata bravissima a chiudere gli occhi e a immaginare le onde.

Dal mare ho imparato a entrare in contatto con la mia voce interiore, ad ascoltare i bisogni e le emozioni degli altri per trovarvi sintonia.

“Credo fermamente nella forza creativa dei paesaggi”- Wim Wenders

Quando ci troviamo immersi in un paesaggio che ci emoziona, che ci ispira, catturiamo le immagini nella mente, immaginari che tiriamo fuori quando è il momento di pensare a qualcosa che ci rappresenti e in cui ci ritroviamo.

Immaginare è guardare “cose” nella propria testa. Lo sapevi che i sogni allenano il nostro cervello aumentando la positività e la creatività?

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In movimento

L’emozione è l’ingrediente segreto di tutte le cose, anche del mio modo di fare fotografia. Vuol dire #averecuradiricordare. Vuol dire stare in contatto con le esperienze e viverle.

L’ispirazione molto spesso arriva quando sei in movimento: appena posso mi concedo un giro in bici. Sì, i giretti in bici sono terapeutici, forse lo sapevi già. Ma ognuno ha i suoi giretti. Per esempio, nei miei, ci sono io, la mia playlist musicale, la mia bici e nient’altro di concreto, se non la protezione sul cuore che palpita sotto al sole.  A volte canto anche ad alta voce. Pedalo e penso, pedalo e guardo, senza fermarmi. Questa è la cosa che mi piace di più, tengo i ricordi negli occhi, li fotografo con un dito.

Quando ero piccola i miei giri in bici li facevo nel cortile di casa di nonna, con mia sorella. Ci passavo le ore su quella bici bianca. Inventavo storie, avventure, e facevo le foto con le mani.

Sì, hai presente quando scatti una foto cliccando un tasto immaginario? Ho fatto un sacco di foto così.

Uscire in bici mi fa rivivere questi ricordi, mi fa entrare in contatto con questa emozione. Questa semplice emozione mi fa ritrovare la semplicità di immaginare come facevo da bambina.

Anche quando fotografo lo faccio con tutto il corpo, tenendo accesi i sensi all’immaginazione. L’immaginazione è un forma di movimento, mi aiuta a essere connessa a tutto ciò che ancora mi meraviglia. Per questo mi piace concedermi anche del tempo per fare fotografie per il semplice gusto di divertirmi. Sono momenti in cui assecondo il bisogno di esplorare quell’aspetto divertente e sperimentale che stimola l’ispirazione. Fotografo in modo libero: rompo gli schemi, provo, faccio, senza pressioni.

Credo nel fare le cose con impegno, cura ed emozione. 

Ecco cosa ispira il mio lavoro.

E tu? Hai mai pensato cosa ispira il tuo lavoro?

Ho raccolto del materiale per te che spero possa esserti utile a stimolare il tuo immaginario personale, puoi scaricarlo qui.