Diario di bordo

La mia prima personale “Diario Visuale” e il making of della mostra.

20 Feb 2018

La mia personale, ripeto questa frase ad alta voce e mi sembra incredibile. Eppure personale è l’aggettivo migliore per descrivere Diario Visuale.

Mi spiego, Diario Visuale è un progetto che nasce come racconto intimo narrato per immagini e per parole, un progetto che è stato il lavoro artistico della mia tesi in Teoria e metodo dei Mass Media. Una comunicazione visiva quindi, perché ogni immagine è per me viaggio e racconto delle molteplici emozioni che ho dentro quando guardo il mondo. “Abbiamo modi molto personali per salvarci” non a caso, è la frase con cui ho scelto di annunciare la mostra.

Il viaggio, le visioni, i vetri sporchi, gli occhi sporchi di lacrime, gioia e rimpianto, sorrisi e dolore. Movimento, mente, cielo fisso – fisso uno scatto con gli occhi, prima di tutto. E poi dentro. Un rovesciarsi dentro e fuori che spesso non mi basta la parola e poi non mi basta solo l’immagine.

Come ho scritto nella presentazione, “La scrittura è un atto di salvataggio e ancoraggio verso me stessa per poi muovermi al di fuori nel mondo. Quando fotografo ciò che vedo, fotografo me stessa. Scrittura e fotografia diventano così un unico corpus narrante, un Diario Visuale.”

Il Comune di Napoli ha accolto con entusiasmo il progetto visivo e mi ha concesso lo spazio nel Complesso Monumentale Chiesa di San Severo Al Pendino.

Una enorme Chiesa tutta per me, wow. Come gestire lo spazio?

Ho scelto William Dollace, direttore creativo di Caroselling, per curare l’allestimento della mostra. Non avevo dubbi sulla professionalità (sono ancora in estasi per la realizzazione del mio sito) e pian piano che tutto prendeva forma ero già innamorata del risultato finale, e l’impatto visivo della progettualità messa in opera è stato molto apprezzato. È stata la scelta fondamentale per “raccontare” in modo semplice e d’effetto il mio Diario Visuale.

Sopralluogo, misure, chiarimenti con gli addetti allo spazio, ancora misure e calcoli e poi fogli giganti con disegni, schemi, appunti, spazi architettonici ed ecco che William sforna il disegno dell’intero progetto!

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Mi sono poi affidata all’artigianalità del lavoro di Rufus Photo Hub per le cornici delle mie fotografie. Il design è diventato parte integrante delle immagini. Quando il corriere ha fatto la consegna avrei voluto disimballare tutto, ma l’imballaggio era così accurato che ho preferito tenermi buona l’impazienza e godermi lo stupore per il giorno dell’allestimento.

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Il giorno dell’allestimento!

Oh, la mia ansia arrivava a raffiche di vento forte ma l’operatività calcolata e precisa di William e l’amore e la pazienza di mia madre (supporter numero uno) hanno reso il risultato finale perfetto.

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E poi l’inaugurazione, ed è iniziato tutto, o meglio la seconda parte. Voi.

Lo scambio, l’apertura delle porte, il mettersi in gioco e mostrarmi/vi. Amici, volti conosciuti e facce nuove. Immagini e parole. Emozioni. Le nostre, quelle che ci siamo scambiati con gli occhi, a voce o con gli abbracci timidi. Sono stata presente il più possibile, ho girato con voi nel mio Diario Visuale che è diventato il vostro. Vi ho guardato piangere, fermarvi in un ricordo, ridere, ho letto la vostra perplessità e lo stupore. Intimo e profondo, parole che mi avete ripetuto, sussurrato, scritto sul quaderno a fine del percorso.

Voi siete stati un ulteriore viaggio. Mi avete mostrato tutto con occhi diversi, personali. Perché ogni storia è personale anche se condivisa, perché lo stupore è l’esercizio quotidiano che ci rende vivi, perché è un perpetuo valzer la vita, di emozioni, di cose che accadono, perché tutti gli eventi casuali messi in sequenza fanno una storia e voi siete stati parte di me per un piccolo ma importante pezzo di strada.

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A fine mostra

Poco prima del disallestimento mi sono seduta sugli scalini dell’altare della Chiesa e ho guardato tutto, la luce, la polvere nell’aria sempre fredda e monumentale, i pannelli neri perfettamente posizionati. È un perpetuo valzer, la vita sì, lo è. Mi sono commossa, e che sono molto emotiva lo so bene, ma che bello però vivere. E ho pensato a chi è sempre con me. E ho pensato a quanto sono fortunata ad avere avuto tutto quello che ho. Il senso di una fine è un nuovo inizio, dicevo, dico.

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