Personal

Adesso sono grata per tutte le lacrime che ho pianto

22 Maggio 2019

diario | personale | rhamely | arte

Che tutto quello che ci accade può essere trasformato in opera d’arte

Non siamo mai totalmente consapevoli di quanto sono profonde le nostre emozioni. E ammettiamo che non sempre possiamo controllare cosa proviamo. Molto spesso invece non vogliamo controllarlo. Lasciarci andare al nulla che fluisce forte intorno è più facile.

A volte niente è leggero, e tutto è pesante e profondo. A volte è così profondo che ce ne andiamo giù sul fondo di una piscina tutta blu che sembra il mare ma non lo è. Siamo solo in una scatola illusoria, un piccolo oceano in vasca con pesci di gomma. Però sì, è confortevole stare sott’acqua con le orecchie tappate e gli occhi sgranati. Guardare dal basso le cose muoversi in suoni ovattati e melodie sfocate, quasi protetti su un fondo che accoglie, che ingloba, che fa piacevolmente male, senza niente da mangiare, senza niente da dire, lenti nel flusso attorno che soffoca il dolore. In pausa. Sospesi, un po’ arresi. Messi in un angolo per ricordare di dimenticare.

Le bolle salgono, abbandonandoci. E mentre si allontanano ci chiediamo se possiamo allontanarci anche noi da noi stessi, per un po’.

Sarebbe bello andare e lasciarsi andare, ma andare lontano, lontano da noi.

Non ho mai vissuto una sola vita, non so se mi spiego. Tutte le ore impiegate energicamente in questo sguardo fisso dal basso verso l’alto, perdendomi, guardando indietro, guardando il buio. Gli occhi sgranati ma senza nitidezza, e senza respiro, sul fondo, in apnea…

Ma finisce, a un certo punto, torno su. Incredibile.

Quando i piedi toccano il fondo e danno una spinta verso l’alto. Ognuno a suo tempo. Perché abbiamo bisogno d’aria, abbiamo bisogno di respirare. Perché non si può restare sul fondo in eterno. Perché quando galleggiamo tutta la disperazione non è un mare aperto da sfidare ma una libertà in cui poter nuotare leggeri. E le lacrime che ci hanno circondato cambiano sapore.

Si può essere felici anche in modo un po’ disperato, che sembra terribile, ma a pensarci bene fa sempre paura qualcosa di profondo, come il mare, come il fondo, come il cielo, come il cosmo. E adesso sono grata per tutte quelle lacrime che ho pianto. Perché non avrò ancora un buon equilibrio ma ho visto il fondo e poi ho imparato a galleggiare, ho visto il buio e ho amato la luce, ho provato l’apnea ma ho ricordato di respirare, ho provato la disperazione e l’ho trasformata in felicità. Ho provato l’abbandono e l’abbandonarsi, ho scoperto quanto poi è bello ritrovarsi.

Non ho mai vissuto una sola vita, non so se mi spiego, e nella mia vita alternativa le lacrime sono sempre con me. Perché so che non sono sola, so che la solitudine è una compagnia che non mi lascia mai sola ma io la plasmo in forza per ri/salire.

Dovremmo ricordare che non c’è nessun premio, alla fine, se ci ostiniamo a sopportare cose che non ci fanno star bene. Dovremmo ammettere che a volte facciamo cose in apnea dimenticando di respirare perché vogliamo restare a contemplare un perenne abisso. Dovremmo ricordare che non è così difficile respirare con leggerezza. Dovremmo ricordare che non meritiamo il fondo.