Personal

Caro diario, come fare il tempo futuro

28 Febbraio 2019

rhamely | rhamely fotografa | diario | personale

Il giorno che ci siamo conosciuti la grande onda di Hokusai esplodeva nel cielo tra le luci del tramonto di una Milano caotica e calda.

Toccarci è stato un timido scontro di blu come l’abbraccio di Agnes Cecile che avrei voluto regalarti quando l’ho conosciuta alla sua mostra. Blu come un abbraccio di due onde, due oceani di cicatrici, come due bambini che si strappano il cuore e se lo scambiano su vecchie cornici dipinte di acrilici e resine appese alle pareti di una casa nuova che odora di libri e candele alla vaniglia. Noi e le nostre piaghe aperte, paure esposte al sole e poi nascoste al buio della notte, da soli con i mostri sotto al letto da cullare o scacciare.

Immaginarti così simile a me, a correre dietro pensieri e via da pensieri, come il vento. A sognare i luoghi dove poter andar via, con un’altra faccia, un’altra età, senza storia e promesse, solo brivido e più brividi. Immaginarti così nel tuo profumo, nelle luci delle tue notti, nei riflessi degli specchi che cercano di prenderti e tu scappi via, con la coda dell’occhio a guardare la luna. Un forte sentirti, come un sussurro dietro l’orecchio o il vento tra i capelli e le mani. Come una voce che scivola addosso e si perde tra i colori della notte che arriva e copre, e tu che scopri, dentro, segretamente dentro. Un sussurro, uno solo.

E ti dicevo: Mio tesoro, mio cuore, che come l’acqua muove e muove. Sei come me.

Ti ricordi i giorni prima? Strisciavamo su parole come sentieri di guerra, scavando buche e nascondendoci per urlare, udendo l’altro respirarci vicino lo stesso veleno senza riconoscerci più. Il traffico in tangenziale, le tazze sporche da lavare. Tutte le volte che odiavamo chi ci sedeva accanto in auto senza parlare.

“Adesso non posso più aprire il mio cuore”, dicevo.

E come animali abbiamo provato a cambiar pelle per non vedere cosa stavamo diventando. Anime corrotte con i cerotti sul cuore.

“Abbiamo tutta questa vita negli occhi e non nel cuore”, dicevi.

Ma stiamo. Mentre tutto si muove e cerchiamo dove stare. Raccogliendo pezzi di cielo per guardarlo in una nuova stanza, con la giusta distanza che ci tiene vicini. Scatole e librerie da ricollocare, vecchi dolori da spolverare e abbandonare prima che si facciano spazio nel nuovo locale. Ci muoviamo come penne, come due adulti non più bambini che si ridisegnano i contorni non ancora definiti. È bello leggersi, ogni parola è lingua di fuoco che accende la pelle, muovendosi lenta e dappertutto, piano e in profondità. E senza smettere diventiamo reali, in tutte le parole e in tutto ciò che siamo quando siamo davvero tra le nostre mani. Perché noi ci accarezziamo e ci lecchiamo le cicatrici a vicenda. Perché sappiamo toccarci le mani. Perché conosciamo il battito del nostro umore.

Scappiamo e ci scontriamo, come quando si incontrano due oceani. Cuore. Cuori.

Ti cambia il tempo, ti cambiano i mesi che passano, il freddo dell’inverno il caldo dell’estate, ti cambiano le mani che incontri che incroci che tocchi, ti cambiano le parole che ti vestono e quelle che ti svestono, ti cambiano le onde che ti bagnano, ti cambiano gli occhi che ti guardano e quelli che restano indifferenti. Eppure.
Eppure ancora cerco il punto esatto tra la testa e il collo appena dietro l’orecchio per ritrovare l’odore di casa, come un cieco che vaga in una foresta dopo la pioggia, senza perdere la speranza. E sto qui a cambiare rullini, li tengo tra le mani non smetto mai di guardarti da qui dentro e tenerti con me.
Ti cambiano le promesse che fai e quelle che non mantieni, ti cambiano le sorprese, ti cambia l’amore che cambia, ti cambia guardare una foto, ti cambia scattare una foto, ti cambia essere in una foto. Ti cambia andare, restare. Eppure.
Eppure le cose che ti amano non ti lasciano mai. Eppure quello che ami non cambia, è radicato in te, cresce e respira come un albero e ti da ossigeno.

Ti chiederò cose impossibili, abbracci lunghi e senza parlarti parlerò più forte. Ti chiederò cose impossibili solo per paura della lontananza. Ti dirò quello che penso, sempre, anche se ti farà arrabbiare. Mi capirai, mi ascolterai ?Ti terrò al sicuro in una mano, ti allontanerò quando sarò di cattivo umore per quella stupida sensazione di voler salvarti da me stessa mentre aspetto di essere abbracciata ancor più forte. Mi capirai, mi ascolterai? Restiamo giovani, restiamo giovani insieme. La vita è un killer, resistiamo insieme.

Ci sarà un momento in cui perderò le parole, tu ci sarai. Su pellicola, impresso per sempre o poco più.

Ti cambia il tempo che passa, ti cambia il tempo che resta.

Rifiorire, dicevo. Come un miracolo, dicevi.

Rinascere, la vita. Con te.

 


 

La grande onda di Kanagawa – Hokusai

The noise of sea – Agnes Cecile