Personal

I giorni della tana

9 Febbraio 2019

rhamely | portrait | ritratto | bianco e nero | autoritratto“Lacrimosa”, autoritratti allo specchio- 2019

Sono sempre stata così introspettiva, sensitiva, mistica nell’interpretare la vita che sento così forte, così forte che davvero a volte è troppo e piango e allora mi chiamano pazza.

E poi ci sono i giorni della tana. Chiusi in casa per staccare i sogni dai giorni che non arrivano. Una pausa forzata, la mancanza di stimoli, il silenzio sordo.

Resto seduta in terra, vicino la finestra, a guardare un pezzetto di cielo che mi faccio bastare e i tetti con le antenne sintonizzate su sogni lontani, con le gambe raccolte, con i pensieri raccolti, con le mani raccolte su un quaderno a scrivere raccolte di parole parole parole, come fiumi o come l’acqua dello sciacquone del water di ceramica bianco e lucido che vorticosamente agita e scivola via. Ripulisce. C’è un caos nel cielo e nei miei occhi che rimbomba nelle orecchie e nel cuore e a volte non riesco a parlarne.

In questa stanza stretta e lunga le mattonelle fanno strani discorsi tra chiazze di luci ed ombre e il profumo di buono è il bagnoschiuma al borotalco che mi piace usare perché mi ricorda qualcosa di immacolato, mi ricorda la redenzione, come il ventre della madre a cui tutti vorremmo tornare quando fuori c’è il temporale e in casa non c’è molto da mangiare, come il luogo sacro in cui tornare a nuotare senza respirare, senza guardare, senza parlare, solo sentire. A volte ho la netta sensazione di riconoscere l’odore di un luogo in cui non sono stata davvero e mi chiedo come sia possibile appartenere ai luoghi che non ci appartengono ma di essere un po’ in tutte le cose. Riconosco l’infanzia sciolta lungo tutto il corpo come qualcosa che è intoccabile ma mi è rimasto addosso. Come il borotalco che profuma di buono ma che di buono non c’è niente perché tutto quello che sento non sa come uscire fuori dalla testa, dagli occhi, dalle mani. Dovrò uscire prima o poi, e prima o poi arriverà.

Ognuno ha un posto dove si ferma e deve necessariamente fermarsi. Scendo dalle punte e torno a terra e la terra si apre giusto quel che po’ che basta per inghiottirmi, come in un divano quando sprofondo e sono lì tra il comodo e lo scomodo. Sai che succede, mi succede, ti succede. Quando smetti il volo, metti i piedi nel fango, hai la visuale dei tuoi sogni coperta e il cuore debole scoperto, hai voglia di tornare a “sentire” la vita ma non trovi lo slancio, con un po’ di tristezza hai paura. 

Ci sono storie che non si possono dire e altre di cui parliamo spesso, ma ogni storia è personale anche se condivisa.

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