Personal

Sei il mio mare, ti ho detto, sei il mio mare

3 Maggio 2019

“Guida fino a casa, riportami lì, le luci in corsa, la mano sulla gamba, lo sguardo riflesso nel finestrino, dall’altra parte il mare. Ho la luna negli occhi. Mi hai detto..

Sono dentro un’altra vita adesso, sono saltata fuori dal finestrino, rotolata giù nella scarpata, ho scalato il terreno a mani nude, sono tornata su, abbiamo lo stesso cielo da guardare. Qui piove e lì? Il bene è un’altra cosa, dicevi. Sai, sono le lacrime che mi fanno sempre credere alla verità. E in questi giorni non faccio altro che essere sincera. E questo è strano.

Dove sei tu è dove ho nascosto me. Per amore, solo per amore. Ora.

A volte il tempo è pesante, senza cantilene da cantare finisci poi per imparare a memoria quelle che senti in giro, anche in lingua straniera.

Alla fine del giorno quello che manca è quello che non c’è mai stato. Forse perchè è così che va la vita, immaginando quella che non hai avuto il coraggio di prendere. Ma spesso è tutta questione di occasione.  Così scrivo lettere, ma al computer. Ora che siamo persi e dispersi nelle nostre nuove vite. E quanto è lontano il tuo abbraccio adesso, dimmi, ti vuoi ancora bene? O hai finito per odiarti?

Cancello, riscrivo.

Il mio gatto fa le fusa, chissà io che rumore faccio quando ho bisogno di attenzioni. Una volta il mio cuore scoppiava dappertutto e io proprio non sapevo come fare per nasconderlo. Era un rumore fortissimo e tutti si giravano a guardami e io arrossivo e pensavo — oddio, tutti mi guardano, tutti lo sentono. Adesso è insopportabile questo silenzio.

La notte sogno di stringere la tua mano nel sonno, nessuno spazio a dividerci, nessun incubo a muoverci in direzioni diverse. Mi piacerebbe vivere un giorno intero con te, per la perfezione delle tue geometrie interiori, per toccare il tuo profilo. Per immaginare le tue braccia attorno a me me ne vado in spazi aperti e ti sento più vicino.

Tu che sei bravo con le parole, tu che la fai facile a parlare d’emozione. Dimmi, come si fa a non avere paura? Delle cose che finiscono e di quelle che non iniziano mai. Come si fa a non tremare dopo un tramonto, in quei secondi in cui l’oscurità inizia ad avvolgerti e poi ti resta intorno? Come fa a non entrarti dentro, come succede a me appena fa buio? Si è fermato il tempo, quello dietro, alle nostre spalle, quello che avevamo nascosto sotto il cuscino. Mi hai rimesso l’aria in bocca, una boccata di salsedine che ha riempito lo stomaco quasi fino a soffocarmi. Nello spazio di un abbraccio immaginato, ti ho stretto per anni luce. E non era buio, non sarebbe stato difficile, sarei andata oltre, sull’altro pianeta, seguendo la scia chimica che ci ha tagliato il cielo e noi a guardare. Ma non era buio ed è stato difficile. Mi hai rimesso l’aria in bocca e la luce in fondo agli occhi, e mentre ho il mare nei capelli penso al tuo mare su di me. Salvati, potrei essere tossica, non mi guardare, per favore ascoltami. Ho comprato un quaderno a righe con la copertina rigida; la copertina è blu e ci sono i pianeti colorati. Non riesco a scriverci, non riesco a scrivere, non mi ricordo come si scrive con le mani, non ricordo come si usano le mani, come si fa a toccare un’altra persona, come si fa a non fare male mentre si parla e si tocca un cuore.

Tu che sei bravo a lasciarti andare, come si fa ad essere sinceri sotto la luce del sole con i vestiti addosso e allo stesso tempo sotto le lenzuola con le torce che illuminano i toraci troppo bianchi?

Ma ancora di più come si fa a non aver paura delle cose che non finiscono mai?

Ci sono volte in cui mi manca l’aria perché non sto respirando te: un salto nel vuoto allo stomaco. E poi respiro, devo. E torno alla realtà, devo.

A volte ho la sensazione di camminare sul tuo cuore, lo sento scricchiolare sotto i piedi e le ferite tagliano anche me. Io me lo ricordo stretto in una mano, stretto fino a scoppiare, senza far scappare nessun battito.

Sei il mio mare, ti ho detto, sei il mio mare e non smetterò mai di cercare il mare. Tra le cose che mancano prendi posto tu.”