Diario

Quante strade ha un cuore?

17 Ottobre 2026

Scatto da anni foto dei letti dove dormo, frutto di quegli amori impossibili o consumati troppo in fretta, che ospitano sogni, sospiri ma anche notti insonne solitarie. Mi piace guardare la sagoma del corpo tra le lenzuola e in tutte quelle striature che formano strade verso l’interno del letto e poi verso l’esterno e vanno via.

Sono cambiata così tante volte nella mia vita, mutando pelle pur “rimanendo fedele a me stessa”, e questo tornare a ritrovarmi nella scrittura è qualcosa che mi da pace, e che mi da tormento per carenza di costanza, ma io sono come un’onda che non si ferma mai. A parte quando mi areno in storie impossibili, quelle in cui idealizzo talmente tanto l’altro da finire davvero per credere sia diverso da quel che è – perché le storie più ce le ripetiamo e più finiamo per crederci – ma si arriva sempre a tirare le somme, e solitamente le mie storie finiscono con i conti in rosso.

Mi è capitato ultimamente di fare una visita cardiologica. Quindi in pratica io ero distesa e sentivo il mio cuore battere in petto e nell’audio meccanico, e vedevo il tracciato del mio cuore.

È una sensazione davvero strana scoprire di avere un cuore quando con ostinazione hai smesso di ascoltarlo.

Ma ho visto che il tracciato disegnava una strada che chissà dove prosegue al di fuori di quella cornice digitale, e ho pensato ai panorami in bianco e nero di Mario Giacomelli e questo ha ricordato a me stessa che l’arte è sempre una salvezza.

Diario visuale, 2017

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