Diario

Metamorphosis

13 Febbraio 2026

Vorrei rinascere onda, vorrei rinascere mare.

Quando intorno tutto sta scomparendo in modo così definito fisso un autoscatto. Un corpo che si muove in un pensiero, in due pensieri, in più pensieri. Non può ferirmi più nessuno (vorrei).

Diario visuale, autoritratto

Metamorfosi, come evoluzione. Mi sposto fisicamente sulla scia di ricordi che creano un’onda d’urto che si schianta nella pancia. Sto pensando a tutte le braccia che mi hanno stretto e nessuno è riuscito a trattenermi. E a volte è troppo anche per me questo sentire la vita così forte.

Quando mi muovo da sola sperimento i limiti e i confini del mio corpo. Attraverso la mia zona sicura. Parto verso cose, con cose, lasciando cose.

Se niente resta, cosa afferri per restare?

È un perpetuo valzer la solitudine. Tutto questo spazio mi invita ad entrare nei profondi e oscuri labirinti di una mente, la mia, che senza controllo a volte si perde un po’. Mi accorgo di essermi riparata dietro un vetro appannato di promesse sterili, fiera di scappare e colpevole di voler bene, cullandomi con le mani vuote e gli sguardi annullati. A tempo con un tempo altrove e in testa la rivoluzione.

Siamo contenitori di storie, scatole di ricordi. Siamo le nostre radici lunghe chilometri che ci portiamo in giro sempre. C’è bisogno di dolore per fare la rivoluzione del cuore. C’è bisogno di prendersi a morsi prima di giungere alla metamorfosi.

Tornare in dissolvenza. Tutto è leggero. Niente di cui preoccuparsi, niente, è leggero.

È un girotondo di cose già viste quando ci lasciamo andare alla nostra mente. Ma non c’è altra via per l’evoluzione. E mi chiedo dove sono? Dove? Forse al centro della terra, nel cuore delle cose, in tutte le cose. Torna, dico, adesso torna.

Sono esattamente sotto il sole, davanti al mare. Sono dentro di me, esattamente dove sono. E brillo e brucio e sono pelle. E tutto vive tutto batte tutto grida che vuole me. Mi sono vestita d’acqua fino a confondermi, fino a sparire e tornare in un’onda, nuova. Mi sono bagnata il viso con l’acqua di mare. Con il mare dentro, torno a dove appartengo per lasciarlo andare e rinascere. In metamorfosi.

Vieni, abbracciami ora che sembra lontano il tempo che torna.

Stringersi, in questa solitudine, la soluzione.

 

[Diario Visuale]