Diario

Mia nonna diceva che prima o poi si sceglie un posto dove stare

17 Luglio 2026

Stazione di Torre Annunziata Città, analogica con Olympus stylus zoom

Il giorno che è morta nonna non ho risposto alla sua videochiamata perchè ero di corsa verso l’autobus che doveva portarmi alla presentazione di un libro con un autore americano che non metteva piede in Italia da anni – un evento. Non sapevo che sarebbe stata l’ultima occasione per sentire la sua voce. Lo avrei saputo alla telefonata successiva di mamma.

In mezzo a tutto quel fervore letterario io ero in una specie di bolla, mi sentivo stanca, muta e banale, mi sembrava tutto assurdo, essere lì, in un posto in cui non volevo stare, trascinando senza senso una relazione ormai spenta; ricordo di aver preso il libro facendo omettere la data nella dedica. Non ho mai aperto quel libro.

La nonna diceva sempre che una donna buona sa ascoltare i silenzi e sa alzare la voce quando serve. Io amo cantare quando sono sola in casa. E quando sono in viaggio non mi piace molto chiacchierare. Sono una di quelle che appiccica la testa al finestrino e guarda fuori, oppure se ne sta con il naso in un libro. Penso e faccio il punto della situazione ma spesso i miei punti sono puntini sospensivi.

Nonna diceva torna a casa, se non stai bene torna a casa, avrai sempre casa ad aspettarti. E a me faceva pensare alla scena finale di Via col vento, quando Rossella torna alla terra di Tara. Un ricordo banale, ma che mi torna ancora utile.

In treno, mentre viaggiavo verso casa per il funerale di nonna, ricordo di essermi veramente incazzata per un tizio che faceva una telefonata di lavoro ad alta voce, corredato di cuffie. Ma perchè nessuno gli dice che disturba? Ma non lo sai che io non sto viaggiando per piacere, sto andando a un funerale? Ma voi non lo sentite il mio dolore? Io finalmente sentivo qualcosa.

L’anno che è morta nonna ho capito che stavo morendo anche io per salvare qualcuno che non voleva essere salvato. Ci avrei messo qualche anno in più per capire che è vero che nessuno si salva da solo, ma non è compito mio salvare tutti. Ci avrei messo qualche anno in più per riversare tutto l’amore che mettevo negli altri per me stessa.

L’anno che è morta nonna ho fatto un passo importante e decisivo che per fortuna ha cambiato la mia vita – e soprattutto la mia salute mentale. Ma ancora, dovevo finire in un’altra relazione sbagliata prima.

Quando vivi di trasferimenti e traslochi capisci che “prima o poi” è un luogo difficile da trovare sia sulla cartina geografica che sulla mappa temporale. Ma nel frattempo accadono tante cose quando abiti più stanze. Provi ad amare un po’ tutto e finisci per odiare un po’ te stessa. Almeno questo è quello che provavo io. Il mio corpo si allargava e si restringeva con lo spazio a disposizione da occupare. Sapevo precisamente quanti ml di bagnoschiuma avrei avuto a disposizione, quante volte avrei potuto lavare i capelli, quanti kg in più avrei dovuto trascinare oltre me. Sapevo ogni volta che stavo scappando.

Il primo anniversario della morte di nonna è morto anche un’artista fantastico, le cui opere avevo visto in una mostra bellissima a Firenze. Parlava di natura, e connessione di tutte le cose e io che sono troppo emotiva ho deciso, quel giorno di memoria, di comprare al vivaio un albero per piantarlo nel bosco – una cosa divertente che non farò mai più, perchè il mio elemento è l’acqua.

Vivevo temporaneamente in un posto in cui non volevo stare e di nuovo in compagnia dell’uomo sbagliato.

La nonna diceva sii forte ma quando devi piangi, che non bisogna mai portarsi i mali dentro, bisogna farli uscire e poi lavarsi la faccia – diceva. A volte si dimenticheranno di te, le persone. A volte te ne dimenticherai anche tu, diceva. Quando viaggio invece penso che me le ricordo sempre le persone che ho dimenticato e che mi hanno dimenticato. 

Il secondo anniversario della morte di nonna ero ad una festa e stavo lavorando, circondata da gente brilla, fumogeni e altre cose che non mi facevano respirare e le mani di tutti i presenti erano sempre alte verso il cielo. Ricordo la colazione del giorno dopo, seduta al tavolino del mio B&B, con indosso la stessa maglia della sera precedente raccattata di corsa dalla sedia per scendere in tempo a bere almeno un caffè. Le ragazze al tavolino di fianco discutevano di acconciature, tacchi e scollature mentre i fidanzati annoiati giravano i cucchiaini nei caffè stracolmi di zucchero. Io guardando le mie scarpe colorate di fumogeni sentivo che avevo iniziato finalmente a perdonarmi e ad innamorarmi, ero finalmente sola e felice, nel posto in cui dovevo essere: me stessa con me stessa.

La nonna diceva che le radici te le porti dietro ovunque, e io lo sento bene anche tra uno spostamento e l’altro, e questo mio sentirmi straniera ovunque non mi pesa più come una volta, riconosco il mio essere dappertutto e non lo rinnego, riconosco il mio viaggiare come esperienza e non fuga. Ho imparato a guardarmi a pezzi, prima come in un vetro rotto e piano piano tutta intera. E mi piacerebbe dirle che le sue parole, quelle che ascoltavo anche quando guardavo il cellulare, le ricordo e trovano posto tra una valigia e l’altra, in ogni viaggio, in ogni città.

Quest’anno, nel giorno dell’anniversario della morte di nonna, sono andata nel mio posto preferito – in realtà non ho organizzato di essere lì, ci sono capitata e basta – e ho guardato il cielo e il mare e la città che mi circonda, con occhi benevoli verso il luogo da cui sono scappata per troppo tempo: me stessa.

Mia nonna diceva che prima o poi si sceglie un posto dove stare. Sono finalmente tornata a casa – che casa sono io.

Diario visuale, autoritratto analogico con Olympus stylus zoom.