Libera dalla spasmodica ricerca della perfezione
«La parola inglese per estate deriva dall’antico inglese sumor, dalla radice proto-indoeuropea sam, che significa sia uno che insieme»
― Ali Smith, Summer
Mentre camminavo per Roma, ho ritrovato il bar dove una volta ero seduta in compagnia, così felice che pensavo fosse tutto un sogno. Mi sono rivista li giovane e affamata, mentre tra un caffè doppio e un cappuccino consumavamo in parole la visita ai musei e una notte d’amore folle e improvvisata.
Un tempo i social erano un tempio di meraviglia: esploravo persone dietro i contenuti. Sottolineavo frasi di altri ritrovando me stessa, ma soprattutto scrivevo e il senso di vuoto si placava mettendo insieme parole nero su bianco.
Oggi, aver lasciato indietro i social mi ha ringiovanito. Perchè anche se tutto è connesso, in maniera alquanto violenta oso dire, c’è un vuoto sordo che mi prosciugava anche l’avere da pensare, o dire.
Camminare per le città affollate, andar per mostre e musei, leggere libri e accumularne altrettanti, in viaggio in un posto preciso tra un luogo e un altro è dove sono me stessa, è il luogo in cui ancora tengo viva la frenesia, non per tornare ad essere ma per continuare a mantenere vivo qualcosa che esiste, in una maniera che non voglio perdere.
Ed è il luogo in cui è avvenuta l’incredibile scoperta che ha cambiato la mia vita: mi piace stare in mia compagnia. Un equilibrio che rompo di tanto in tanto, per arricchirmi di una condivisione, per piacere di un tocco, e mai per abitudine.
Sarò anche un pò arrugginita, ma sono me stessa. Libera dalla spasmodica ricerca della perfezione, perché la ritrovo ad occhi aperti, nelle scene casuali, non solo quotidiane, non solo digitali.
Dal mio diario visuale, “Because You Kept Touching Me”, Tracey Emin – Sex and Solitude, Palazzo Strozzi 2025
«Quel sentimento la pervade a tal punto che deve per forza manifestarsi attraverso gli occhi. Non ha altra via d’uscita.»
― Summer