Diario

Tutti gli eventi casuali fanno una storia messi in sequenza.

13 Febbraio 2026

Diario visuale – Ritratto

Il giorno che ci siamo conosciuti la grande onda di Hokusai esplodeva nel cielo tra le luci del tramonto di una Milano caotica e calda.

Toccarci è stato un timido scontro di blu come l’abbraccio di Agnes Cecile che avrei voluto regalarti quando l’ho conosciuta alla sua mostra. Blu come un abbraccio di due onde, due oceani di cicatrici, come due bambini che si strappano il cuore e se lo scambiano su vecchie cornici dipinte di acrilici e resine appese alle pareti di una casa nuova che odora di libri e candele alla vaniglia. Noi e le nostre piaghe aperte, paure esposte al sole e poi nascoste al buio della notte, da soli con i mostri sotto al letto da cullare o scacciare.

Immaginarti così simile a me, a correre dietro pensieri e via da pensieri, come il vento. A sognare i luoghi dove poter andar via, con un’altra faccia, un’altra età, senza storia e promesse, solo brivido e più brividi. Immaginarti così nel tuo profumo, nelle luci delle tue notti, nei riflessi degli specchi che cercano di prenderti e tu scappi via, con la coda dell’occhio a guardare la luna. Un forte sentirti, come un sussurro dietro l’orecchio o il vento tra i capelli e le mani. Come una voce che scivola addosso e si perde tra i colori della notte che arriva e copre, e tu che scopri, dentro, segretamente dentro. Un sussurro, uno solo.

E ti dicevo: Mio tesoro, mio cuore, che come l’acqua muove e muove. Sei come me.

Ti ricordi i giorni prima? Strisciavamo su parole come sentieri di guerra, scavando buche e nascondendoci per urlare, udendo l’altro respirarci vicino lo stesso veleno senza riconoscerci più. Il traffico in tangenziale, le tazze sporche da lavare. Tutte le volte che odiavamo chi ci sedeva accanto in auto senza parlare.

“Adesso non posso più aprire il mio cuore”, dicevo.

E come animali abbiamo provato a cambiar pelle per non vedere cosa stavamo diventando. Anime corrotte con i cerotti sul cuore.

“Abbiamo tutta questa vita negli occhi e non nel cuore”, dicevi.

Ma stiamo. Mentre tutto si muove e cerchiamo dove stare. Raccogliendo pezzi di cielo per guardarlo in una nuova stanza, con la giusta distanza che ci tiene vicini. Scatole e librerie da ricollocare, vecchi dolori da spolverare e abbandonare prima che si facciano spazio nel nuovo locale. Ci muoviamo come penne, come due adulti non più bambini che si ridisegnano i contorni non ancora definiti. È bello leggersi, ogni parola è lingua di fuoco che accende la pelle, muovendosi lenta e dappertutto, piano e in profondità. E senza smettere diventiamo reali, in tutte le parole e in tutto ciò che siamo quando siamo davvero tra le nostre mani. Perché noi ci accarezziamo e ci lecchiamo le cicatrici a vicenda. Perché sappiamo toccarci le mani. Perché conosciamo il battito del nostro umore. 

Scappiamo e ci scontriamo, come quando si incontrano due oceani. Cuore. Cuori.